martedì 27 aprile 2010

Camera 210 - Attese ed azioni


Qua dentro non ci sono i nostri odori. Anzi, non ci sono odori della natura. Puoi avere un televisore per vedere le immagini dei tuoi luoghi. Puoi avere una radio per i suoi dei tuoi luoghi. Ma nulla riproduce gli odori. Cominci così, piano piano, poco a poco, a perderti. Scivoli lentamente dentro questi non luoghi, restando legato a false, piccole, abitudini confortevoli che calcificano i sensi.
I gesti, le azioni, sono sempre gli stessi. Poi improvvisamente un messaggio. Poi una telefonata. Ed è il senso che aggiungiamo ad una giornata.
Ero oltre la metà del mio viaggio da sette ore. Una velocità comoda per poter passare indisturbato tra le altre auto. Sconosciuto è apparso sullo shcermo del telefono. La voce è bella chiara, accento pulito, parole scandite che arrivano allegre alla mente. Il ritmo è allegro e segue bene la velocità di guida. Non mi fermo: rafforza la sensazione di andare là, da dove provengono quelle parole. Le domande sono mirate a conoscere quanto basta ad un primo contatto telefonico. Ci scriveremo, e lo faremo per ben quattro volte nei due giorni successivi. E poi ancora un'altra telefonata, e poi ancora una mail. Tutto come fosse una danza già ballata altre volte. Sto cendendo alle lusinghe di chi mi promette una parte importante in una nuova recita? Mi volto indietro e osservo chi sarebbe accanto a me. Nessuno. E resto sospeso tra le attese e le azioni. Dovrei già raccontarti del nuovo dialogo? No mia cara. Dormi pure. Io resto sveglio, perchè comunque vada, io non sogno più.

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