martedì 6 aprile 2010

Camera 966 - C'era una volta.

C'era una volta una sera d'estate. Faceva caldo e si stava bene all'aria aperta, accanto alla piscina. C'erano tante persone, conosciute o perfetti anonimi. Io guardavo solo te, pensavo solo a te. Avevamo concordato di andare a quella cena e di trovare modo per aver tempo per noi, dopo. Sparisti dopo pochi minuti dall'arrivo, catturata dai soliti numerosi abbracci, travolta dai sorrisi. Io restai nel vuoto. Ti rividi per un momento accanto ad un bicchiere, un sorriso e un tocco leggero alla chiave d'oro che portavi al collo. Segnai quei gesti nella memoria, tornai nel vuoto. Due ore e molte sigarette dopo ti avvicinasti con passo deciso e parola svelta: "portami via."
Sapevi che mi piaceva guidare, sprofondasti nel sedile e ti chiudesti gli occhi, lasciandoti portare ovunque. Non una parola nell'aria. La tua bellezza rispondeva ad ogni domanda. E di notte apparivi ancor più bella, se possibile.
Fermai l'auto accanto ad un portone antico, non curato, ma segno di una casa d'altri tempi. Scesi ed osservai i tuoi occhi riaprirsi, senza stupore. Perchè sorridi?
Mancava poco alle tre. Ero stanco, la tua folla aveva consumato le mie energie. Uscisti dall'auto ripetendo "piano, piano, domani, domani." Ma non ti rendevi conto che non distinguevi più sogno e realtà. E anche apparenza e realtà si confondevano. Tu eri tutto ciò che scompare quando la notte finisce. Il portone non era quello tuo, io andai a bere.

1 commento:

  1. ma è davvero facile immedesimarsi nei tuoi viaggi, sai!

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