domenica 25 aprile 2010

Camera zero. Il principio.


Sono passati venti anni ma ancora sento la stessa sensazione ogni volta che apro la porta. C'è uno specchio. Siamo uno di fronte all'altro. Lui mi guarda fisso. So cosa sta pensando.
Poggio la valigia sul letto, è troppo grande per stare sulla panca. Tolgo la giacca, apro lo zaino e accendo il computer. Torno alla valigia, la apro, comincio a disporre le cose. Dapprima pantaloni e giacche nell' armadio. Poi le scarpe. Poi il necessarie da toilette. Poi le camicie, infine le cravatte. A questo punto la valigia può stare sulla panca, riprendo il computer, mi collego. E' una sequenza da mani legate anche se le mie sono libere. L'immagine nello specchio mi volta le spalle e si rifugia nell'angolo più remoto della camera. So di essergli vicino, ma non tanto da vederlo.
Dopo cena finisco subito per andare a letto. Non che abbia subito voglia di dormire, lo faccio solo per concentrarmi a cercarlo. Spio sott'occhi il riflesso nello specchio, ma fugge sempre veloce. E quando mi giro, mi distraggo leggendo un libro, il riflesso che mi conosce bene, mi raggiunge in silenzio, e si stende accanto a me.
E' mattino prima ancora che suoni la sveglia. Dico "è tardi, andiamo..", resto spiazzato. La barba, la doccia, rimetto man mano le cose in valigia nell' ordine inverso con cui sono uscite. Vado a fare colazione. Rientro in camera, gli ultimi dettagli, la chiusura della valigia. Sono in piedi, sull'uscio, mi volto indietro, un'ultimo sguardo al riflesso. Mi osserva, mi è vicino, mi accarezza, ma non sorride mai.

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