domenica 23 maggio 2010

Camera 401 - La sottile sfumatura tra l'ultimo silenzio e l'incomunicabilità.

L'ultima volta che ci siamo visti eravamo al risorante per una cena da te voluta. Sei arrivata con la solita pressione di chi ha tanto da dire e poco da ascoltare. Avevi un sorriso da domenica pomeriggio che incontrava così poco l'entusiamo di chi ti osava guardare. Io, manco a dirlo, osservavo i tuoi gesti, ascoltavo le tue parole così ricche di dettagli della giornata. Poi, senza alcun imbarazzo, mi hai detto: "accidenti, mi dispiace, non ti ho nemmeno chiesto come stai."
Non ho alcuna voglia di risponderti davvero. Anzi, non so nemmeno perchè mi trovo qui. Magari qualcun'altro si sarebbe goduto l'opportunità di rispondere che si, stava cominciando a stare meglio, dopo il tradimento. Ma a me va bene così. Francamente non voglio sapere altro su come la pensi ora.
I posti vuoti intorno alla tavola rappresentano benissimo gli spazi vuoti che non abbiamo saputo riempire. Questo nostro incontro è un momento misterioso. Un proiezione degli attimi non colti, degli eventi non catturati che hanno girato intorno a noi. Mi parlavi sempre di una prova, tanto per capire le sensazioni che avevi. Cosa veramente potessi fare per me, per noi. Ma così, all'improvviso, nella spontaneità più assoluta, restavi in silenzio occultavi la voce. Hai una borsa che mi mostri colma di pagine che hanno scandito i nostri tempi, i nostri progetti. Solo il nostro dialogo non c'è più.

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