martedì 1 giugno 2010

Camera 712 - A me stesso


Sono passate da poco le nove di sera. Le solite centinaia di kilometri, la solita camera, la solita cena d'hotel. Non importa dove mi trovi e che cosa sto pensando in questo momento. Saranno i soliti progetti, desideri, programmi.
Mi fermo solo un attimo, chiudo il quaderno, spengo la tv, mi dedico ad ascoltare il rumore degli alberi piegati dal vento. Un suono forte e fragile, minaccia e carezza: come un battito di vita. E' un suono strano, suggerisce di non rimandare, potrebbe essere tardi per gioire.
La giornata è stata proficua, c'è grande soddisfazione per il traguardo raggiunto. E tutte le mete fin qui raggiunte rappresentano la realizzazione di sforzi. Ma quel battito è sempre lo stesso, da sempre. E' impresso dentro, principio vitale. Le mete che raggiungerò mi renderanno felice, eppure le dimenticherò. Quelle che mancherò mi amareggeranno, eppure le dimenticherò. Ma quel battito, quel ritmo di vita, non si dimentica.
La vita mi ha dato tanto: entusiasmo e gioia di esistere, e sono troppo importanti per non essere ripagati. Se continuando a vivere, rischierò per raggiungere le mete, non importa se succederò o fallirò. Sarò sempre felice, anche solo per aver tentato. Sempre me stesso.




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