domenica 25 luglio 2010

Camera 301 - L'ansia


Ti sei seduta davanti a me. Osservavi il mio sguardo, chiedevi ancora un consenso, ma hai trovato una maschera neutra che ti ha negato l'occasione di parlare. Ho solo pensato di non voler trasformarmi nel tempo come te. Di non calcificarmi dietro un dolore marcificante. Non hai attenzione ed ascolto per chi non pensa come te. Non è che non ti comprendo. Rispetto la tua amarezza per tutto quanto hai vissuto, per ciò che hai fatto. Ma proprio perchè l'hai provato questo silenzio doloroso, dovresti capirlo di più. E invece ti muovi come vuoi perchè sempre giustificata. Ma giustificata in nome di cosa? Ti vedo così bella viva e in pieno stato di forze ma così volutamente lontana dalle voci esterne mi fa pensare alla tua aridità. Stai diventando l'ombra di quel silenzio che hai ascoltato, stai diventando un silenzio ancor più stridente e cattivo. E nell'ansia di sopprimere il simbolo di quel vuoto passato, stai uccidendo il nostro dialogo.

3 commenti:

  1. Alcuni dialoghi nascono morti, dal primo giorno. La sensazione e l'illusione vorrebbe fossero vivi. Vorrebbe lo fossero sempre stati. Perché l'errore è sempre da un lato solo? Perché l'errore non è di chi accoglie sotto il proprio stesso tetto quel silenzio stridente e cattivo?

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  2. Non tutti coloro che non sono colpevoli sono innocenti. Vero che c'è l'errore e il dolo di chi accoglie quel silenzio dall'inizio, pur riconoscendolo, per il gusto di dire "lo sapevo".

    Questa è la storia di chi ha un poco parla e un poco tace. Omette ed aggiunge, promette e cancella, in nome di una non fiducia che non è provata, sia come esistenza, sia come negazione. E' un rapporto tixotropico.

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  3. l'amore, in qualsiasi forma e sostanza, sottrae e aggiunge di default. E riconoscere quel *io lo sapevo*, altro non è che trovare soluzione ad equazioni già svolte. Divertendosi poi a cancellare il gesso sulla lavagna, facendo finta che la matematica sia solo opinione.

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