sabato 10 luglio 2010

Camera 925 - Due sedie


E' calda la sera, si può bere all'aperto. Mi accomodo ed osservo intorno gli altri ospiti. La tua telefonata non arriva. Conosco una persona. Dice che tutto quello che possiede lo porta sempre con sé. Senza alcuno sforzo, con incedere lento, paziente, tranquillo. Non sorride frequentemente ma questi "non sorrisi" sono sinceri. Si riconosce come poco letterato, sa della insufficienza della sua cultura.
Vive in una stanza con poche cose. Nella mia camera ci sono due sedie, una delle quali per riporvi il cappello. Lo dice a chi gli chiede di sè. E' uno dei due luoghi dove si concede un breve riposo. Talvolta lo colgo in qualche momento in cui tutto gli appare sotto gli occhi. Una superficie che con sguardo investigatore tenta di penetrare. Una capacità fastidiosa negli altri almeno quanto la forza che gli permette di superare le leggi impulsive a cui si può facilmente essere soggetti.
L'altro luogo dove va a riposare è il caffè. Arriva al caffè sulle dieci, si mette a sedere e vi resta anche per due ore. Seduto ad un tavolinetto tondo sul quale stanno un vassoio e la tazzina del caffè. Posa le mani sulle ginocchia, di volta in volta. Alza lo sguardo lentamente, ammira il vuoto. Vorrei tu fossi qui, vorrei presentartelo. Squilla il telefono, la domanda di rito: cosa stai facendo? Mi guardo allo specchio.

1 commento:

  1. Commuove. Come la vita. Perché non racconta altro che la vita. E gli spazi. ( attese, strazi, geometrie di empatie fugaci)

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