mercoledì 29 settembre 2010

Camera 204 - Il buio all'improvviso.




La penombra era piena di tensione. Chiudevi gli occhi alla ricerca di piacere. Eravamo appena ritornati da una cena, vincendo la disappetenza di chi attende altro. Dal freddo avevamo raggiunto quel calore che rendeva trasparente l'aria. Ci fermammo fra due porte, uno sguardo ruvido e intenso che ti stringeva al collo. I polsi erano solcati dalle vene ingrossate, le mani tremavano. Se ti avessi stretto ancora un momento con lo sguardo, saresti svenuta. Ma dopo, fu peggio.
Ti tormentava in quel periodo una gelosia feroce. Avidamente cercavi di scavare dentro di me per arrivare laddove ognuno nasconde un segreto. Talvolta ti giungevano notizie portate da altri e allora tremavi e sospiravi. Ma mai hai spezzato l'attesa. Mai ammesso che io ero la parola che cercavi, il tatto che desideravi, la presenza che inseguivi. Invece mi schiaffeggiavi con la calma.
Poi un giorno il buio all'improvviso. All'inizio furiosamente pensasti che sarebbe tornata con la tua fermezza la mia passività. E' durato fino ad oggi, al pomeriggio. T'ho vista muoverti senza incertezza tra quelle stanze. Con aria candida. Ho provato piacere immenso nel rivederti. Attraente e curata con i tuoi modi così sicuri. Ti sei seduta davanti a me. Con lo sguardo chiedevi il mio consenso a quel silenzio. Hai trovato invece una figura immobile. Io che non nego mai l'occasione per parlare, esprimere, dialogare, esistere. E così improvvisamente hai capito che il buio non s'è spento. Hai ancora tanti dubbi e così poco tempo.

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