sabato 2 ottobre 2010

Camera 404 - Condannato al piacere.


Il silenzio era dolce e intenso. Ci scambiavamo continui messaggi per sollecitare una risposta, una richiesta semplice e sempre più pressante: quella di riservarci qualche ora. Intendiamoci bene, nessuno dei due obbligava l'altro ad accettare. Ancora oggi possiamo dire che non capiamo bene il motivo di quel si, ma quello che importa ricordare furono i modi e i contenuti. In altre parole, il come.
Scegliemmo un luogo neutrale ad entrambi, con la possibilità di darci alla fuga come avviene talvolta. Arrivasti dopo, incrociammo gli sguardi, un sorriso ragionevolmente breve da non sembrare falso, piacevolmente lungo da rispondere allo sguardo.
I pensieri corrono più veloci delle parole e per questo mi perdevo immaginando di essere davanti ad una donna delle Folies-Bergère di Manet.
Ero estremamente felice ma anche preoccupato. Felice per l'apprezzamento che esprimevano i tuoi occhi. Tu gentildonna di un mondo trascorso, così consapevole dell' art de vivre, de l'amour et de la joie. Ero anche preoccupato per l'ampiezza di tale apprezzamento. Perchè avrei dovuto continuare a meritare e onorare questo tuo regalarti, con maggiore impegno. Avrei dovuto solleticare il mio ingegno, divertire la tua mente, ogni giorno di più. In altre parole, mi condannavo al piacere puro, felice ed orgoglioso. Le settimane passarono e passano, io ancora sento le parole, i gesti, gli spazi ristretti, la vicinanza, il desiderio di quella sera. Mi appassionano le cose impossibili lo sai, mi piace la tua fronte testarda, mi piace tutto di te, e te in tutto.

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