giovedì 14 aprile 2011

Camera 002 - Ma non sono il tuo traguardo.






Sono da poco passate le ventidue e sento il bisogno di chiamarti. E’ una sensazione che provo quando sto girando per certe strade rubando emozioni. Il sottofondo visivo mi regala attimi di vita privata. In questo albergo non sentono il bisogno di una tenda che li protegga. Potevo vedere immagini di te, potevo ascoltare la tua voce. Ma niente in quella camera riusciva a riprodurre i tuoi odori.  Siamo il simbolo di una relazione viva e dolente, guidata dalla ferma volontà del cambiamento. Plateali manifestazioni e chiassosi silenzi che contornano l’inevitabile rincorrersi lungo i vicoli del tempo. Una relazione che hai sottovalutato alla nascita ma che ti ha appassionato nel tempo. Tua la scelta di stare lontana dalle scelte. Di nasconderti dietro gli altri, di accusare gli altri per giustificare la tua assenza. Mi rendo conto di essere la tua strada per arrivare lontano. Ma non sono il tuo traguardo. Ci avvicinano le cose grandi, ci separano le minuscole. Ma è giunto il tempo di andare anche in capo al mondo pur di realizzare il mio progetto. Di me, sai tanto. Sai quanti anni ho, quanti kilometri percorro per te, quanti giorni stiamo insieme, quante cose compro per te. Ma c’è un numero che non conosci: quante parole scrivo per te. Due, tre, quattro squilli... Finalmente una voce: “Ciao.”

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