domenica 17 aprile 2011

Camera 220 - Come fosse il nostro ennesimo gioco.





 

Provo a non farci caso, ma spontaneamente butto l’occhio sul letto vuoto. Si giocava molto, noi. E ci si beffava del mondo fuori. E così volevo fare quella sera, quella strana sera. Me lo ricordo. Quando ti ho aspettato, fuori dalle tue parole, nascosto dietro le note di una qualsiasi canzone. Come fosse il nostro ennesimo gioco. Invece. Sei uscita con i tuoi capelli allegri, i tuoi occhi che quella sera mi sembravano ancor più grandi,  ed il tuo solito impeccabile sorriso seducente. E anche lui è uscito, con i suoi fluenti discorsi e i suoi vent’anni, forse. Eravate allegri. E lui non era il fratello che non hai. E non ero nemmeno io. Già. Sono arrivato troppo presto, quella sera. Accidenti a me. Volevo dirti che ti amavo. E credo di amarti ancora adesso. Ma adesso è troppo tardi. Troppo tardi per rincorrerti. Troppo tardi per le mie mille domande, per le tue risposte.

Nessun commento:

Posta un commento