lunedì 2 luglio 2012

Camera 411 - Il pensiero.






Helsinki, 18 giugno 2012

E' sempre tutto imprevedibile, anche nelle cose che pensi di conoscere bene. O nelle persone, come me stesso. Il piacere di viaggiare, il piacere di andare, il piacere della realtà che lasci diventano un unico grande piacere che si scontra con l'immobilità delle immagini che ti restano fissate nella mente. La leggerezza della valigia che porto si scontra con il peso dei pensieri che porto. Pensieri sfacciati, spudorati, audaci. Pensieri colorati, rumorosi, chiassosi. E tra tutti, uno, non vistoso, sommesso. S'avanza come claudicante ma ironico e altero, selvaggio nella sua importanza. C'è uno specchio, ma osservando e scrutando non trovo la risposta. Solo immagine di chi non sa tacere quando qualcuno parla e non sa parlare quando qualcuno tace. Ma cosa ci trovo in questo? E prima ancora di finire la domanda, mi accorgo che mi sono affezionato a quel pensiero. Ho il conto sospeso con il tempo e il suo passare incurante della mia attenzione per lui. E lo sguardo indugia sulla camera, luogo dei desideri e delle paure, dove prima o poi dovrò tornare. E' per questo che sono qui.  Perchè penso che non sono e non sarò mai stato troppo pensato o almeno da chi vorrei. Perchè non è mai stato un pensiero unico. Ci sono pensieri importanti, pensieri che mi tengono in vita, pensieri che mi fanno mangiare, pensieri che mi fanno viaggiare. Ma tutti questi pensieri non mi colmano. Pensavo di venire qui e non pensare, ma non faccio altro che pensare. Solo in una stanza, sono l'uno e l'altro o forse non sono nè l'uno, nè l'altro. Vivere a lungo mi è possibile, ma solo se non incontrerò me stesso.

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