mercoledì 18 luglio 2012

Camera 516 - La piccola nota.


Milano, 16 luglio 2012

Poco dopo aver messo piede, dalla finestra della stanza vedo la mia gioventù egoista. Romperei il vetro come ho rotto tante volte me stesso, c'è da fare entrare aria. C'è silenzio intorno e dentro. Il cuore non batte semmai cammina a passo lento su questa moquette spessa e vecchia. Se resto qui, se resto con me stesso, è per ricordarmi. E' notte sento dei rumori, mi alzo e trovo la luce accesa. Mi alzo e mi vesto con la cura di chi è al suo ultimo giorno. Guardo intorno: quello che facevo e dicevo resterà qui. Gli entusiasmi riposti in armadio, con un tedioso e scontatissmo rituale. Squilla il telefono, rispondo alla chiamata, come rispondo a tutte le chiamate  di chi ha problemi con la generosità essendo maestro di egosimo. I movimenti sono lenti, i pensieri frenetici. Nulla traspare al di fuori eccetto le righe al centro della fronte. Sono tre, piccolo monumento alla mia vanità, alla vile commozione, al comando dell'orgoglio al potere dell'indifferenza, all'ordine del silenzio. Ripongo le cose in valigia, trovo una busta con delle fotografie. Sono state concepite in uno scontento, e fanno rimuginare sui luoghi. Le lascio in un cassetto, sarebbe spiacevole non trovare loro un nuovo padrone. Sulla busta, una piccola nota a matita: a chiunque possa interessare.

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