mercoledì 1 agosto 2012

Camera 1017 - Ambiguità e confusione.


Milano, 1 agosto 2012

Alla fine della giornata arrivo qui. Qui comincia una nuova giornata, con il mondo fuori. Questa camera è circa venticinque metri quadrati. Una piccolissima parte se confrontata con il mondo esterno. Qui ho trovato la verità, qui sono perplesso, sono silenzioso, sono estraneo, sono mascherato, sono confuso, sono felice, sono sereno, sono stupido, sono reale, sono certo, sono sicuro, sono fiducioso, sono sospeso. Vengo qui per stare zitto, vengo qui per parlare, vengo qui per ascoltare, vengo qui per osservare. Una camera calma come un mare immobile in superfice e attraversato da forti correnti in profondità. Evitando di parlare senza dire nulla, nel godimento della contemplazione, come un ragazzo che deve fare un compito, un compito senza fine. La camera è su un piano dove ce ne se nono altre dieci, forse venti, una accanto all'altra. Ma con l'illusione di essere lontano. La lontananza come privilegio, come distacco perchè nulla diventi troppo grande o troppo piccolo, e mantenga le reali dimensioni. Mi conto gli anni addosso, sono sempre meno delle camere. Ma la camera è a sua volta un mondo. Perchè qui dentro si riproducono gli stessi eventi che accadono lì fuori, o dall' altra parte del mondo. Non devo andare lontano per assistere a eventi straordinari. Anzi, succede che riprodotti in questo piccolo ambiente, eventi piccoli, anzi piccolissimi, appaiano ancor più straordinari. E l'osservazione suggerisce alla mente di fotografare. Ma la fotografia è ambigua. L'immagine riprodotta non è quella che stavo osservando. E' simile, verosimile. L'immagine non dice perchè l'ho scattata. E tu che la osservi vedi delle cose che io non avevo notato. E in questa confusione di vedo e non vedo, nasce una nuova immagine. Io in questa confusione ci vivo, mi muovo con disinvoltura. E' un viaggio nel viaggio. Ogni dettaglio è come un bivio lungo la strada. Lunga o breve, buia o illuminata, poco importa. Apre ad altre visioni, esperienze, incontri, impressioni. Convinto del grande incontro, del grande evento. Questo mio modo di vedere però è solo mio. Ho imparato con il tempo a vedere e riconoscere cio che vedono gli altri e quello che non vedono. E alla fine ho capito che non è facile far vedere quello che io vedo. Alla fine viene fuori una nuova immagine, te la offro, la condivido, ma nello stesso momento, non è più la mia immagine, è tua. A me resta il piacere di osservare te che osservi. E così che osservando ho imparato una nuova cosa: il piacere del silenzio. Un silenzio che non dura per sempre. Suona la sveglia, è ora di andare. Un'altra camera, un altro piccolo mondo.


2 commenti:

  1. Roland Barthes nella "Camera Chiara" dice che la fotografia mente sempre, perché lui, Bathes, si aspetta che essa sia una specie autenticazione del reale. ma in realtà non è così: essa esprime, esattamente, sempre, soltanto dei "punti di vista". tutto sta a prenderne atto. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo. In questo senso dico che non esiste alcuna verità, ma solo percezione.

      Elimina