domenica 25 novembre 2012

Camera 306 - E le parole?




Lazise, 21 novembre 2012



Quante parole vivono nella mia camera. Vivono nella mia valigia e vivono nella mia testa. Hanno contaminato tutto quello che mi sta intorno. In un certo senso, esse mi hanno vinto, davvero. C’è una quantità enorme di contraddizione che galleggia intorno a me, una grande confusione. Non c’è molto spazio per altro. Io sono in un angolo ad osservare, parole, zaino, valigia. Quando entro in camera, sono nel mio territorio e qui non ho bisogno di nulla se non la possibilità di eliminare il superfluo e ascoltare il silenzio classico di una camera d’hotel. Sono da lungo sospeso tra veglia e il sonno, chiedendomi dove mettere le parole. In ordine sparso. Non si ode il minimo rumore. Le parole, la valigia, lo zaino: tutto immerso in un silenzio. Osservo gli oggetti e mi rendo conto dell’ordine ripetuto. E le parole? Perché si tende a usare sempre le stesse parole? Se fossero loro stesse a scegliere l’ordine, sarebbe tutto più semplice? Mi appaiono come bagliori di luce improvvisa. Non sono capace di esprimermi in modo lineare e chiaro come vorrei, come saprei. Provo un dolore e una tristezza, eppure non ho la forza di esternare ciò che sento. Una totale sfuggevolezza sembra coprire tutto intorno. Così assorto ad ammirare l’ordine esterno da non accorgermi del disordine interno. Per quanto insignificante questo silenzio mi piace. E quanto più il silenzio fa effetto, tanto più il risentimento verso questa trecentosei si affievolisce.


2 commenti:

  1. Conosco bene quella stanza. E' la mia numero 2011.

    http://www.nessunacertezza.it

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    1. Siamo stati tutti una trecentosei, forse.
      L'importante è (sapere) uscirne.

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