mercoledì 14 novembre 2012

Camera 4005 - Qualcosa di personale.



Izmir, 14 novembre 2012.

E’ stata davvero una lunga giornata cominciata molte ore fa a Istanbul. Poi gli spostamenti, sempre incerti e lunghi, gli incontri, le trattative su tutto, le negoziazioni con persone di tre continenti diversi, in cinque lingue. Sono arrivato in un altro aeroporto rispetto a quello prenotato, ho dovuto cambiare biglietto e prenotazione. Non posso dire che mi dispiaccia, il movimento, l’andare altrove, le facce nuove mi fanno stare bene. Alcune le ricordo in modo particolare, perché nonostante una lingua diversa, parlavamo con le espressioni del viso. In volo, non ho visto il film su ipad come faccio solitamente. Mi hanno tenuto compagnia Sara e Arno, i protagonisti di L’acustica perfetta di Daria Bignardi. Un libro incontrato per caso, un romanzo. L’ultima volta che ho letto un romanzo è stato tre anni fa credo. Non riesco a capire bene dove sia l’hotel. Il tassista ha anche sbagliato strada, portandomi in un hotel della stessa catena ma nel posto sbagliato. Probabilmente è una bella città, oppure lo sarà: ho visto cartelli che parlano di Expo 2020. Ero stanco di uscire per cercare un ristorante, così sono salito al quattordicesimo piano. Il cameriere parlava solo turco, mi ha suggerito un turkish appetizer e un anemon kebap. L’antipasto era composto da quattro palline: una color marrone, tipo cacca, una verde, una chiara e una bianca tipo formaggio. Avevano la consistenza di crema, così ho immaginato che quella bianca fosse formaggio, quindi saporita. Per questa ragione l’ho lasciata per ultima. E’ successo invece che quella con il sapore più deciso e intrigante fosse quella marrone cacca: vatti a fidare delle apparenze. Ho mangiato leggendo, sentendomi un poco Arno e un poco Sara. Ma forse siamo tutti un poco entrambi. Continuo a essere fiducioso verso il prossimo anche se le novità di questa settimana dovrebbero farmi capire il contrario. Continuo a fare appello alla disciplina, all’ordine come punti cardinali dei miei spostamenti. Continuo ad essere in equilibrio da solo, giacchè in equilibrio in due fino ad ora non mi è riuscito. Mi manca quel senso di amicizia com’è raccontato nel libro: no, non ho un numero da comporre alle due di notte per raccontare quello che sento. Una volta in camera ho finito il libro. Mi ha suggerito altre domande, e io finchè ho domande da fare mi sento vivo.

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