sabato 25 maggio 2013

Non c'è dubbio.

Mia cara, mi chiamo Francesco, ho quasi 47 anni. Questo lo sai dai miei documenti. I documenti però non parlano della mia mente, della mia testa, del mio cuore. Sono un uomo dalla profonda superficialità, dalla decadente sensibilità. Un insolito mediocre con una sgradevole simpatia, sempre smarrito in una strada deserta di case in rovina. Un cocciuto e tardo dalla vivace malinconia, chiuso come un argomento di conversazione pedante. Come vecchio bisbetico non sopporto la gente musona e perciò non ho specchi in casa. Litigo spesso con le mie discussioni, soprattutto quando sostengo che conosco ogni modo per rovinare ogni cosa. Ho rispetto per l'odio altrui che usa nel desiderio di farsi confortare. I sogni mi interessano poco, soprattutto quelli che non realizzo. Ma rivedo con vivida presenza i piccoli episodi di vita vissuta. Come il sapore di quei frutti saporiti che erano i tuoi baci. Tu, soave fanciulla chiamata solitudine. Oggi non voglio sentire le proteste del silenzio. Mi struggo per un audace abbraccio, per un insinuante parola, per un impertinente bacio. Mi lascio rendere ridicolo, è un'ottima psicoterapia per vincere quel pensiero egoista che amo alla follia. Sono posseduto dalla convincente buona memoria del tuo splendore inusitato. Tu che con rare capacità interpretative e lodevole solidarietà sostenevi che il meno che si può dire di me è che sono strano. E in questa notte che si apre spietata e feroce, implacabile appare il tuo sorriso. Non voltare gli occhi altrove, anche se fa male sorridere, sono ancora innamorato di te. Non c'è dubbio.

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