martedì 4 giugno 2013

Camera 1220. Dopo tutto, è vera come storia.


Tornare negli spazi apparentemente vuoti di una camera. Tornare in se stessi, lontano dai ghiacci di casa, vicino a occhi sconosciuti che ti scrutano. Perché sono scrutabile, leggibile, come un libro aperto ad ogni lettura. Sono in uno spazio sotterraneo e sopraelevato, nascosto eppure visibile, dove provo a sistemare le poche tessere di questo puzzle che mi ha tirato dentro. Seduce, conduce a sé. Tessere di parole, tessere di conversazioni che non sai come sono cominciate. Senza data, senza luogo, senza essere altro che domande. Curiosamente guardo i dettagli, i dettagli guardano me. Forse sono pezzi del puzzle che giocano a ricompormi. E’ un puzzle fantastico e fantascientifico, erotico e casuale, sublime e lussoso, romanzo e racconto, reale e surreale,. Un altro me stesso in un altro luogo è in viaggio, in ascolto, in attesa, che colloca i suoi pezzi prima di me, tirandomi dentro. Poche immagini e frasi brevi. Scambi di silenzi e sorrisi imprudenti. Audaci bozze di colori, forse gli stessi eppure diversi. Pagine strappate al quotidiano. Ti piace questa? La porta è quella di sempre, lasciata apparentemente chiusa, affinchè tu possa osservare senza imbarazzante pudore ma con la vitale imprudenza. Condividiamo parole, ispirazioni, citazioni, musiche, pezzi di vita, finestre su orizzonti sfumati, vedute vertiginose per regalarci la paura e aggrapparci l’uno all’altra. Torna a raccontarmi la tua storia, che è la mia storia. Dopo tutto, è vera come storia.

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