giovedì 16 ottobre 2014

Camera 208 - Che bello è rivedersi.


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Era venerdì, ultimo giorno di una settimana travolta da eventi impegnativi. Laggie e io avevamo bisogno di almeno un paio di Vesper a testa, un pacchetto di sigarette e confidenze tra un uomo e una donna. Considerate tutte queste variabili, c’è dell’amicizia solida, pur usando una definizione approssimativa. Le olive sono rimaste intatte nel fondo dei bicchieri, non le nostre anime. Il rapporto di amicizia esiste per ragioni che possono sembrare non sufficienti, oppure è nato dal nulla. Alla fine siamo convenuti sull’argomento cuore della discussione. Abbandonare ed essere abbandonati. Abbandonarsi e accogliere. L’ultimo bicchiere l’abbiamo bevuto verso le due e quaranta, poi ci siamo salutati.

Alcuni giorni dopo, Elle scrive delle sfumature di colore dell’amore, fino a quelle nere dell’abbandono.

Adesso sono qui, nella 208. Io e i miei pensieri circolari. Non sai come, non sai da dove, non sai quando, ma sai che arriva sempre l’istante in cui avverti la violenza dell’abbandono. L’abbandono cambriano. Eh no, mia cara Elle, non c’è amore nell’abbandono. Non può esistere. Esistono ragioni sufficienti? Oppure è tutto nato dal nulla? E se privo di ragioni sufficienti, che evento era quello vissuto? Poi arrivano i ricordi e con loro l’oscillazione delle emozioni. Rabbia o rassegnazione? Orgoglioso silenzio o doloroso urlo? Feroce vendetta o anestetico oblio? Le ipotesi trascinano a fondo.

Mi sono sempre innamorato senza una ragione precisa, ho trovato ragioni precise poi. Non ti ho amato per le gambe lunghe, gli occhi profondi, il sorriso inquieto. Li ho notati dopo. Dopo aver realizzato che ti amavo. E’ così, ed è per questo, che mi soffermavo a lungo su ogni singolo dettaglio. Chi può dire altrettanto a te?
Eppure a ripensarci, nulla riesce ancora a spiegare la sinergia di ciò che è accaduto. Chiaroscuro che ancora vive nella mente.  Tutte le cose sono connesse? Si.
Non posso rinunciare ad essere me stesso negando ciò che ho detto, fatto, provato e vissuto. Tatticamente potrei illudermi di stare bene ignorando i ricordi. Potrei anche arrivare a negarli, per un breve istante di astrazione.
Ma non posso, non debbo, non voglio rinunciare a confermare che in quei momenti avrei dato me stesso e molto altro ancora. Ero così che mi sentivo vivo, è così che so vivere. Donor & acceptor.  Vivevo gli incontri con la medesima intensità che evoca l’ Overture 1812. Ho sbagliato molte volte con le persone. I tempi, soprattutto. Ma l’essenza di quei momenti vissuti insieme è ancora intatta. Me lo dimostra Ebbie che rivedo dopo tempo. Un sorriso e una suggestione capace di far volare il tempo. Perché Ebbie è così, riconosce in me quella sincera inquietudine e mi torna a parlare. Perché quando qualcuno ha dentro il seme dell’amore come accettazione, accoglienza dell’altro, prima o poi fa nascere qualcosa di buono. E quando si vuole davvero aver cura di qualcuno, si arriva ad essere rivoluzionari, fino a riabbracciarsi dopo un silenzio. Senza intrusioni di inutile orgoglio. Un abbraccio e un sorriso che rivela ogni sapienza d’amore davvero vissuta e non intravista in altre fugaci occasioni. In quelle occasioni in cui siamo persuasi da qualcosa e vorremmo essere la persuasione di qualcuno. E rivedo e ricordo ogni singolo, volto, istante, parola, colore, suono di quanto ho vissuto, amato e dato davvero. A volte fa male ricordare, a volte fa male non essere ricordati. E non è vero che a nulla serve ricordarti. Non ti farà tornare, ovvio. Ricordare serve a me come prova di essere vivo, non di finire nel dimenticatoio della tua testa di ciò che non è stato.  Sapevo che non poteva essere per sempre così, ma sarà così per sempre. E voglio ricordare tutto, dal tuo nome al tuo neo. Il tuo nome visto da vicino, attentamente per ogni singola lettera che lo compone. Scompongo così significato e segni.
Osservo attentamente ogni lettera che forma a sua volta forme strane.
Ho sempre saputo che era pericoloso. Il modo in cui abbiamo parlato fin dalla prima volta di nulla e di tutto. Mescolare racconti di vissuti difficili e pesanti con insostenibile leggerezza, curiosità come problemi pratici di rapporto.

Ricordo tutto. Ed è bello così. La bellezza di una persona è legata alla capacità di perdonare se necessario. Un caso? No, è stato voluto e ognuno in cuor suo ha detto: non scappare, è solo la vita.
Fare pace, rivedersi, tornare a sorridere, mettere una pietra sul passato. Qualsiasi sia la definizione usata, conta la sostanza dei fatti. Anche dopo tempo di silenzi profondi e dolorosi. Quando hai voluto bene davvero. Che bello che è rivedersi, torna ancora, te ne prego. Quando sei stato voluto bene davvero. Che bello è rivedersi.

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