martedì 28 ottobre 2014

Camera 310 – La giornata è bella e di questi tempi la moda mi diverte.









Riesco ad essere noioso e prevedibile, vesto sempre allo stesso modo, nel mio non avere punti fermi da un bel po’, ho un’insieme di piccoli legami. Con il blu ad esempio, con le sneacker, con il caffè, con i desueti colli delle camicie. Mi interrogo spesso sul senso delle cose e mi trovo impreparato, così finisce che prendo sempre due e torno a posto in silenzio. Quando incontro qualcuno parto sempre dal presupposto che sia una brava persona, on diffido e offro subito la mia fiducia. Ho una linea molto sottile che lega pensiero ed azione: quando ho deciso una cosa la voglio subito mettere in pratica. Ho sempre un’idea precisa di cosa fare, come fare, dove andare. Quello che non faccio non m’interessa. Cosa non m’interessa lo so altrettanto bene. Sono curioso. Mi fermo ad ascoltare storie da sconosciuti, a vedere portoni che nascondono porticati, vetrine che custodiscono desideri. Cammino spesso con il naso all’insuù, gli occhi divaricati e la bocca spalancata. La città è il mio posto, la gente l’opera d’arte che preferisco. Così finisce che mi perdo. Avevo una cartella piena di disegni che avevo fatto tra il 1982 e il 1984. C’era un cristo in croce. La croce era un albero secco e morto, piantato in una roccia. Il cristo aveva un volto scarno e impreciso, il corpo però era un ovale bello gonfio. Perchè lo avessi disegnato in quel modo non lo so. Erano disegni fatti con la china zeropuntocinque. Disegnavo imporbabili paesaggi fatti di rocce appuntite, sole nero e gigantaesche farfalle. Ci mettevo anche della frasi, forse pensieri senza senso che a me sembravano lucide rappresentazioni. Forse nell’essenza come questi qui. Poi venne un periodo di colori. Di Pollock e cose del genere non ne sapevo niente. Ma mi piaceva mescolare i colori che sbattevo sui fogli con gli spruzzini. Spruzzini, che parola inutile. Dove sono questi disegni? Sono insieme alle riviste che collezionavo. Anni di numeri zero e numeri uno. Alcune introvabili, pezzi rarissimi. Finito tutto nei cestini della carta.
Perchè non possiamo conservare tutto. Perchè per fare spazio al nuovo bisogna gettare il vecchio. In ordine sparso ho gettato: fotografie, abiti, scarpe, dischi, libri, lettere, pezzi di stoffa, foglie, avanzi di parole rafferme, una cornice senza una foto, una sciarpa che legava un mazzo di rami secchi di un bosco che non mi appartiene più, tutte le foto ricordo delle persone morte, le ricevute dei concerti, un asse a camme di una moto, la mia prima ventiquattrore. E queste sono solo le cose materiali. Poi ci sono i ricordi, apparentemente immateriali. Nella mente si accumulano immagini, parole, suoni, colori che non riconosco, e qualche sapore, rarissimi odori come quelli del sapone di Eritrea. E anche per tutto  non è possibile conservare tutto. Non è semplice come per le riviste, i libri e gli altri oggetti,ma è necessario. Per fare entrare un nuovo incontro è necessario fare spazio. Tante cose ritenute importanti in un momento si sono rivelate insignificanti dopo.  La mente come un bicchiere colmo di acqua, ogni goccia nuova che aggiungi inevitabilmente fa uscirne un’altra. Allora ci vuole coraggio o più semplicemente, decidere. Le persone sempre indecise non sono quelle che hanno dubbi. Sono semplicemente sprecone, incerte e incompetenti. Ma non sempre, si rivelano così con noi e possono essere invece decise, sicure e volenterose con altre. Nelle relazioni la predisposizione ad esserci, ad esserci con etica (ovvero ad esserci bene..) è legata a due braccia alla capacità di amare e volerlo, con forza. Se manca passione, desiderio, piacere, manca anaca la forza, l’energia e l’abilità per realizzare. E’ una questione di prospettive. Non tutti guardiamo nella stessa direzione pur essendo nello stesso punto. Tuttele persone che ho incontrato hanno segnato un punto nella storia della mia vita. Ma non posso, non debbo e sopratutto non voglio conservarle tutte. Alcune le ho conosciute e vissute per un tempo che, paragonato ai quarantotto anni finora vissuti, posso definire insignificante, ma alle quali sento di essere legato per un valore enorme rispetto a quello più reale, ma sento che quel poco che mi hanno dato non l’hanno tradito e non lo tradiranno. Faanno parte di me ancora oggi come noi facevamo parte delle nostre vite in quei momenti. Abbiamo percorso insieme anche solo poche ore di un viaggio, ma attraversato uno spazio smisurato. Il tempo e lo spazio hanno segnato e segnano ancora la vita. A volte sono stati stretti entrambi, a volte si sono alternati nella disponibilità. A volte mi perdo nel tempo, a volte nello spazio. Così esco e mi chiudo nel mio tempo, nel mio spazio. Sospendo e sospeso faccio vuoto. Senza dimenticare mai la disciplina, il dovere, la dedizione, la determinazione. Sono semplicemente in sospensione, in attesa della filtrazione. Idee, desideri, dolori, piaceri, sogni e disegni sono intorno e dentro di me con un fluso continuo, movimento. E dopo, filtrando, tolto soluto e solvente, resta il residuo. Ed è in quel poco che si conserva la realizzazione di sé. Mi piace l’ordine esteriore che qualcuno ha detto essere in opposto al disordine interiore. Vero, si alternano. E quando c’è disordine interiore vuol dire che c’è un pensiero che ritorna, il desiderio di qualcosa irrealizzato. A volte in momenti che nulla hanno a che fare con quel desiderio, senza logica ti proietta in un tempo che sembra non mio. Allora mi fermo e mi chiedo perchè torna. perchè torna a bussare alla mia mente, perchè non è sparito del tutto, anche dopo anni. Perchè qualcosa vorrà dirmi. Perchè è una strada che se ho anche ignorato con disciplina e determinazione, senso del dovere ed abnegazione, probabilmente vale la pena di seguirla.  Ho incontrato un sorriso garbato, antico mentre salivo le scale che preferisco all’ascensore. Ho pensato al senso compiuto di quel sorriso che scartava ogni altra idea di fretta. E ora prima di addormentarmi, ripenso a te. Mi domando se sono ciecamente ostinato oppure uno che non molla mai e perde con stile. Perchè certi risultati si ottengono solo applicandosi molto. Il tempo cambia. La giornata è bella e di questi tempi la moda mi diverte.

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