giovedì 15 gennaio 2015

Camera privata – Vado molto a piedi adesso.


Non faccio cose utili, non produco pensieri profondi, non dico cose intelligenti. Superficiale, corrotto e decadente. Io, in sintesi. Me ne rendo conto quando attraverso i corridoi coperti da una stinta moquette degli alberghi. Il loro profumo inerte e sempre uguale. Rumore di passi ovattato fin quando non si manifesta il ronzio della tessera magnetica per aprire la porta. La finzione di un condominio, la finzione di una casa. Moquette e pareti hanno quasi gli stessi colori, anche se io spesso non sono capace di distinguerli con la mia discromatopsia. Ma devono essere sfumati. Perché nulla è in bianco e nero e tutto è ambiguo. Come viviamo, come ci innamoriamo, come e quanto facciamo per compiacere qualcun altro. Ma qual è la differenza tra la sfumatura e la finzione? La finzione porta la premessa di una storia alle estreme conseguenze.
Non saprò mai se mi sono fidato troppo di qualcuno, se mi ha ingannato, se mi ha tradito o se ho creduto in cose irreali, ho percepito inesistenti verità, ho voluto non vedere.
Non ho ricevuto niente da te, se non delle parole che ho trovato incoerentissime. Ho un artificiale ricordo di te in quel tempo: dalle lacrime che scendevano dai tuoi occhi magnificamente alle moine da tigre, sei sempre stata splendida. Guardandomi indetro, anche se brevemente, vedo settimane, mesi, anni di spostamenti, stravaganze varie e spesso una assordante mancanza di serietà. Aridità di sentimenti donata e ricevuta, la folle facilità con cui mi lascio distrarre e rigida disciplina con la quale mi distanzio, tempi in cui non ho fatto niente e spazi riempiti di cose di cui mi sono pentito. Continuo solo a godere di queste camere. Riempite di vuoti, di musica non suonata, di tappeti grigi che non sveleranno mai la verità di un pavimento, arredamenti scarni e presuntuosi, finestre senza sole, ombre che oscillano, venti che non fischiano. Le cose che mangio ora non sono quelle dello scorso anno. Le persone che vedo ora non solo quelle dello scorso anno. L’auto che guido ora non è quella dello scorso anno. I luoghi che vivo ora non sono quelli dello scorso anno. Posso solo scrivere, anzi scarabocchiare pensieri spesso maledettamente fuori luogo o fuori tempo. Penso a chiunque sia stato in grado di stimolare la mia intelligenza, il mio cervello e che oggi ho lasciato. Pensieri che improvvisamente di scaraventano a testa in giù. Resto illeso, sono ancora sano e salvo? Non so. Vado molto a piedi adesso.

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