domenica 22 marzo 2015

Camera 312 – Sei la parte della vita che non riesco a spiegare.

Tu con Reims non c’entri nulla. Anzi, con la Francia tutta non c’entri. Eppure è qui che ti ho rivista. E così sono tornato indentro nel tempo. A quel tempo. La prima volta che ti ho visto mi sembrava di conoscerti, di conoscerti da sempre. E ho pensato. Ho pensato che non avessi nessuno, proprio come come. Ti guardavo senza una ragione. E mi sembrava una buona ragione. Eri bella. Eri intelligente. E mi sembrava di capirti. Di capirti in quel modo speciale di quando due riescono a entrare uno nell’altro. Capivo quando eri triste perché avevi un atteggiamento di sfida. Capivo quando eri felice, perchè tutto era felice in te e intorno a te. Capivo quando eri acidamente spiritosa. Capivo quando ascoltavi dimostrando interesse, anche se accadeva di rado. Capivo quandi eri gentile, ed accadeva ancora di meno.
Ho pensato, ho riflettuto per prendere una decisione. Ho apprezzato le parole che hai usato, ma nessuno è capace di riconciliarci. Forse mi manca il sano caos nella vita che avevi portato. Ti ho amato. Tanto da arrivare a odiarti, tanto da smettere di amare la vita. Di smettere di amare i posti, i ricordi, la musica, gli odori, che hanno incrociato il nostro tempo. Che non eravamo né uniti, né insieme anche allora. Poi ho smesso anche di odiare. E ripensi cos’è. Ti capita di incontrare una persona che richiede tutto l’amore che tu hai da dare e se perdi questa persona, pensi che tutto il resto si fermi con lei, ma invece tutto il resto va avanti lo stesso. Tanti giorni passati, tanti volti incrociati, sono una folla senza senso. E tu, chi sei? Sei la parte della vita che non riesco a spiegare.

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